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U’Papun: paura dell’uomo nero?

27 October, 2011 Live, MArteMagazine Nessun Commento
U'Papun

E’ giunto dalla terra di Bari per raccontare vizi, frustrazioni e bigottismo dell’uomo moderno, la conturbante e sfacciata mediocrità delle biancaneve di oggi, la folle credulità in quell’apparenza che ci logora fegato e cuore. U’Papun approda nella Capitale e racconta in musica folk frammista a passione per le progressioni cresciute negli anni settanta.

La serata del 23 ottobre alla Locanda Atlantide presenta tutte le caratteristiche per virare di poco e regolare gli amplificatori e gli strumenti verso sonorità più jazz, mantenendo però quella spinta rock che li contraddistingue. U’Papun è nero fuori ma ricco di sfumature al suo interno. E sul palco compaiono i personaggi del loro primo lavoro, Fiori Innocenti. Serata aperta dal bravo Marco Velluti, cantautore romano dalle melodie branduardiane e radici che affondano nella voce del grande Faber… … Continua a leggere

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Contro vanità, vizi e “bigottagine”: parola di U’Papun

U'Papun - Fiori innocenti

E se le favole di ieri oggi non raccontassero più storie a lieto fine, amori felici e contenti di principi azzurri e Romeo, perché sei tu Romeo? L’uomo nero, U’Papun per la terra barese, fa carta straccia di belle storie ormai avvizzite e dimenticate per riscrivere in parole e note, vizi capitali e peccati della nostra società. Amori bigotti e benpensanti guardatevi le spalle, il bogeyman della calda terra pugliese è sceso in campo e promette di restare, fondendo pizzica salentina, musica d’autore e rock progressivo.

La miscela si basa sulla passione per gli anni settanta e le progressioni di accordi, un concept album che rinnova e distrugge in un continuo divenire la follia dell’uomo di apparire a tutti i costi. Sono fiori innocenti a base fortemente teatrale, fiori del male, forse, per risvegliare le sinapsi di chi ascolta. Si parte dai suoni, ricerca sottile che rilascia la giusta dose per creare atmosfere in continuo contrasto tra melodie etniche e tonalità più scure. Sedici tracce, due gli strumentali per raccontare ai bambini di oggi il male del vivere male. Il riscatto è proprio lì a portata di ognuno di noi e per una volta è proprio l’uomo nero a dare una scossa. Le paure ancestrali sono le più sofisticate, le più difficili da affrontare: l’insoddisfazione, la mala sorte, le prepotenze del potere si sciolgono nella pizzica rivisitata rock, così come “La nebbia”, metafora di quella mafia che oscura la vista, porta alla mente rivisitazioni del sogno teatrante sciolto in esperimenti liquidi. E se Biancaneve, si sveste più d’una volta, lasciando intendere le sue origini moderne di donna emancipata, l’uomo qualunque appiattisce emozioni e stimoli in una ballata languida.

C’è “Raga fuori” che riconduce tutto alla medi(t)azione; fuori tutti dunque, da questo torpore e vicini all’uomo nero che suona miscele di generi a gusto italico come non si sentiva da tempo. E ci sono tanti suoni in quel brano da poter raccontare due o tre favole prima di addormentarsi. Tanti linguaggi un solo messaggio: sveglia! e per tutti gli altri, ci sono gli undici secondi della traccia finale…

Vino da abbinare: Un vino scuro, un bel vedere, pieno di sostanza. Un vino complesso, in cui tutti gli elementi vanno a raccontare territori del mediterraneo. C’è frutto, rosso e maturo, c’è vegetazione e mineralità. C’è che con gli U’Papun la prossima cena la facciamo a base di Perricone, Porta del vento, Sicilia IGP del 2009. E portiamo anche il bravo Caparezza!

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

Galleria

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