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Piji Septet + Piji Trio = Nonet?!?

Piji Nonet

ROMA- Eccolo Piji: il cantautore più premiato d’Italia. Ed eccolo ancora una volta al The Place che trasforma la serata del 7 aprile in una curiosa operazione matematica: “7 più 3 fa 9”.
Una sorta di esperimento fantascientifico in cui però il primo “addendo” non fa affatto riferimento al giorno 7, bensì al Piji Septet, la classica formazione di Pierluigi Siciliani, da sempre una mescolanza di influenze (jazz su tutte, ma anche pop, rock, blues e tango) che arricchisce le sue canzoni. Si somma tutto e si aggiunge ancora, perché al Septet si è unito nello spettacolo il nuovissimo Trio, che cerca di trasformare il linguaggio manouche (o gipsy jazz) portato alla ribalta internazionale dal grande Django Reinhardt in qualcosa di intrecciabile alla canzone d’autore italiana, con interessanti e swingosissimi risultati…

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La perfezione del numero tre: Red Mount Blues Band

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La perfezione del numero tre a volte affonda le sue radici nella complessità degli intrecci sonori.
Ovvero l’esibizione del trio, quasi per simbiosi, rilascia note in musica dosate, calibrate, che riempiono tutti gli spazi sonori. Bisogna suonare di più ma c’è spazio anche per immaginare. Le note della Red Mount Blues Band sono, in effetti tutte pare, salvo qualche eccezione ma rappresentano l’essenza del blues viscerale, flemmatico e allo stesso tempo energico.

Per una “Roll Over Beethoven”, bandiera rivoluzionaria di un Chuck Berry , datata millenovecentocinquantasei, si apre un concerto divertente e divertito. Mario Monterosso e la sua Band sul palco del The Place. Un assaggio di rockabilly per altrettanti momenti di musica nera. Ed è così che si passa dal fattore cosmo dei consueti Creedence, con “Lookin’ out My Back Door”, sino alle origini con i riconoscimenti all’uomo del blues, Muddy Waters.

Acustica Fender per assaporare con garbo brani come “Walking Blues” e “Rolling and tumbling”. Gli intrecci sono originali, si fa il verso a John Lee Hooker con riff classici degli ZZ Top. Ma il Trio si scorpora e risale la china con alcuni ospiti per una chiusura al fulmicotone. Un semi-ensemble che si accosta ai suoni del sax, dell’armonica e del piano.  Qui si improvvisa, si imbraccia una chitarra siglata Robben Ford per un suono che Mario fa suo, senza imitare, qualche spunto qua e là, niente più. Solo musica per le orecchie. Si chiude, pochi ma buoni e il ronzio nelle orecchie ci ricorda il suono degli amplificatori d’epoca, sporcature delle valvole ancora calde, saturazione e walking blues.

Fotografia: Federico Ugolini

Vino da abbinare: Tanto per creare un contrasto. un vino bianco, fresco, che sviscera sapori di frutta verso una piacevole evoluzione. Non è affatto scontato resta vibrante durante tutto l’assaggio. Soffice ed avvolgente. Da bere e da abbinare con soddisfazione. Con la Red Mount Blues Band ci mettiamo un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC Santa Barbara, Le Vaglie 2006. Un bicchiere sottile che vibra come le corde di un blues passionale ed intenso. Lungo le strade di New Orleans, insegne luminose quasi spente, soffuse..

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

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Commenti recenti

  • maestrodivino: Ciao Alessandro, e grazie per i complimenti. A questo punto ci piacerebbe conoscere i tuoi pro...
  • alessandro: Complimenti, abbinare un vino a una musica, non e' da tutti, non ci avevo proprio mai pensato. ...
  • marta venice: bellissima recencensione!!! l'ho letta tutto d'un fiato seguendo i disegni che la musica che pa...
  • Francesca: l'ho ascoltato. i miei complimenti vanno ai musicisti, che hanno saputo regalarmi delle atmosf...
  • fred: una recensione che pare una degustazione. trovato per caso zibba tramite un mio amico da vino,...

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