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Paco de Lucia: tante “cositas buenas”

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Francisco Sánchez Gómez, in arte Paco de Lucia, è uno dei capisaldi della chitarra classica spagnola. Ma non solo. Paco de Lucia è riuscito a fondere ed intrecciare il Flamenco, il Jazz, la classica e la musica d’autore, regalando al suo pubblico le sette note in una veste nuova, sempre unica e irripetibile.
Questa commistione di generi in dolce armonia tra le sonorità gitane e le “blue note” è stata riproposta presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma per una serata all’insegna della chitarra flamenca. Come di consueto, per i concerti del chitarrista spagnolo, il palcoscenico si trasforma e mostra scenari pittorici rivestiti di piante esotiche quasi a voler ricordare le sue terre Andaluse. E’ solo sul palco con la chitarra e ci saluta con il primo brano della serata: “Mi Niño Curro”. Le strutture ramificate del flamenco, sinuose e complesse si sciolgono come rivoli di note dalle dita di Paco. Il suo è uno stile inconfondibile. Freddo, quasi glaciale nello sguardo, ma così concentrato e caldo allo stesso tempo. Racconta la storia dei suoi figli e in particolare di “Antonia”, la piccolina alla quale dedica una canzone, una Buleria per l’esattezza, quasi una canzonatura che nasconde tutta la dolcezza e l’amore per lei.

Gli altri musicisti arrivano sul palcoscenico poco alla volta, in un ritmo cadenzato. Il battito di mani, risuonerà nella sala per tutta la serata. Le percussioni, anch’esse rigorosamente suonate con le mani, come la tradizione gitana vuole, sono arricchite dal basso elettrico di Alain Perez eclettico e virtuoso musicista cubano, e dalle melodie di un Antonio Serrano, sprigionate da una irriverente tastiera elettronica e dalla sua armonica che ben si amalgama alle sonorità gitane. Le voci di Duquende, una leggenda del cantautorato spagnolo e di David de Jacoba disegnano nella sala momenti di passione e sentimento. Non manca chi scandisce i passi del flamenco e sul palco fa la sua comparsa Farruco, un danzatore energico e passionale. Ad affiancare i fraseggi di Paco de Lucia un degno esponente del new flamenco style, Niño Josele.

La musica alterna alcuni palos tradizionali, vari stili di flamenco, sapientemente miscelati ai fraseggi Jazz di Pérez che scatena più volte il suo basso a cinque corde. Un de Lucia generoso che non si fa trasportare da troppi virtuosismi, lascia spazio alle capacità espressive e di improvvisazione dei compagni. Sono lontani i tempi del funambolico Trio con Al di Meola e John McLaughlin e la canzone spagnola trova il giusto spazio e le medesime emozioni della terra caliente del sud della Spagna. “Toca la viola” per due ore Paco, ma è di poche parole. Giusto il tempo di presentare i musicisti che lo hanno accompagnato in questo viaggio e chiedere al pubblico un applauso speciale per “Los Niños”, Antonia e Diego che lo seguono dalle prime file. Olè!

Vino da abbinare: l’Andalusia è il ponte tra due continenti e le uve prodotte in questa regione sono tra le migliori della Spagna. Tra queste il Palomino de Jerez con il quale si produce un ottimo Jerez, ovvero lo Sherry per gli inglesi. Ebbene la forte gradazione alcolica di questo vino liquoroso è l’accostamento più adatto per accompagnare la passione gitana del Flamenco.

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

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  • alessandro: Complimenti, abbinare un vino a una musica, non e' da tutti, non ci avevo proprio mai pensato. ...
  • marta venice: bellissima recencensione!!! l'ho letta tutto d'un fiato seguendo i disegni che la musica che pa...
  • Francesca: l'ho ascoltato. i miei complimenti vanno ai musicisti, che hanno saputo regalarmi delle atmosf...
  • fred: una recensione che pare una degustazione. trovato per caso zibba tramite un mio amico da vino,...

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