John Scofield, liquidità neuronali
Basterebbe portarsi a casa, in un angolo remoto dell’epitalamo, alcuni fraseggi di “The guinness spot” per poter afferrare con un colpo d’occhio, anzi d’orecchio, buona parte della musica di John Scofield. Un Jazz d’autore che porta i segni delle esperienze vissute al fianco di Miles Davis. Le influenze della musica soul e i tanti sodalizi con Pat Metheny, Bill Frisell e Jim Hall (tanto per citarne alcuni) hanno costituito l’ossatura di questo musicista originario dell’Ohio.
Suonare all’Auditorium di Roma per Scofield è un momento importante. Qualche litigio con i cavi dello strumento elettrico, qualche incertezza durante alcuni momenti solistici e poi le note languide, serene, morbide e tanto liquide della sua chitarra. Si passa da reinvenzioni sonore di brani costruiti da Charlie “Bird” Parker, fino a piccoli saluti a Dizzy Gillespie e John Coltrane. La carrellata è gradevole, sottile. Da vivere, anche all’aria aperta, lungo viali notturni. Sopiti, una brezza serena scivola lungo le corde della chitarra, contrabbasso, batteria e pianoforte.
Il quartetto c’è e si sente. Il percorso è a bivi, basta scegliere. l’ascolto per i puristi porta anche sott’acqua, per quanto alcune distorsioni risvegliano danze passionali. E’ tutto dentro un cassetto. Lo apri e scegli. l’alternativa la trovate su alcuni dischi di Scofield. Un esempio? l’ultimo lavoro, “Piety Street”, profuma di musica Soul da cima a piedi. Fatto.
Vino da abbinare: La spuma viva del Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC – Cascina Gilli 2009. Scivola liquido, rosso rubino, in bocca, scivola via. Un vino, dolce e aromatico. Stop.
Fotografia: Francesco Desmaele


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