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Clear Spirit: sperimentazione è la parola chiave

Negli anni in cui imperversavano Grateful Dead e Jefferson Airplane (circa 1965 – 1969) un gruppo di cinque eclettici musicisti poneva le basi della pura sperimentazione e del crossover. Clear Spirit viaggia nei meandri della mente, gli stessi Spirit sono magnetici, psichedelici e non lasciano nulla al caso. Guida “spirituale” è Randy California, scomparso assieme al figlio in mare qualche anno fa. Un disco ispirato, che apre le danze con una donna dagli occhi scuri, “Dark eye woman” presagio di passione; è l’esordio dell’alchimia. L’uomo prende le distanze dalla natura in “So little time to fly“, mentre in “1984“, si leggono chiare ispirazioni all’omonimo romanzo di Orwell. E’ il momento degli strumentali, accordi Jazz traspirano da tutti i pori e le chitarre distorte, ma fluide fanno vibrare il rullante della batteria di Ed Cassidy: prima “Ice” e poi “Caught“. L’inverno del 1969 nel Topanga Canyon, in California, è stato indimenticabile. L’amicizia con Hendrix e Randy California si percepisce chiaramente in brani come “Fuller brush man” (presente solo nella versione rimasterizzata del disco) e in “Policeman’s Ball“. Onirico il brano che dà il titolo a questo lavoro, “Clear“, che ben si mescola con i brani dal sapore più melodico come “New dope in town” e  “Give a life, take a life“. L’esperienza Spirit è tutta qui, nelle chitarre di un giovane California e nel basso morbido ma deciso di Mark Andes, persino nelle corde vocali dei cori che trasportano la band al centro della mente… la vostra.

Vino da Abbinare: Così tante venature musicali ben si accostano a un vino ricco di profumi come il Dolcetto di Diano D’Alba Garabei (2005). Profumi che spaziano dalla ciliegia alla visciola, fino al lampone. Lasciato ossigenare questo vino sprigiona sapori ben più complessi, come la liquirizia e il dolce sentore della mandorla.

Curiosità: la versione rimasterizzata di Clear Spirit è tutto un’altro sentire. Bisogna considerare gli anni del master (1969) che pesano sulle orecchie dell’audiofilo più esigente.

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

Galleria

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