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Luigi Mariano mette mano al suo tempo…asincrono

Luigi Mariano

C’è un orologio che scandisce il nostro tempo. E c’è un meccanismo altrettanto preciso, fatto di ingranaggi e molle ben pressate, che girano, stridono e macinano nel senso di Luigi Mariano. E’ un salto nello spazio asincrono, è un volo a capofitto tra le molecole dell’universo. Ci si arma di abbracci, cronometro, chitarra acustica e si va. Il fatto è che quando si sta fuori tempo, le cose, paradossalmente, girano meglio, o almeno vanno in un senso contrario al solito tran tran quotidiano che ci ha ingessati un po’ tutti. Sarà, ma Luigi Mariano sfodera ironia, nei giorni no, cambia il verso alle lancette e alterna minuti di note raccolte a piccoli e minuziosi anatemi.

Lo sguardo è sornione, il canto è pungente, languido, sereno. A volte distorto, distrattivo e distonico. E là dove nel testo trapela sudore e mattanza, giunge sovrana la perversione del mondo, la sudditanza della televisione pubblica, il saluto a Giorgio Gaber, oculato mattatore di un tempo. L’amore quello distruttivo e quel tocco dell’anima che sigilla il rapporto di coppia. Ce n’è per tutti, pagliacci, ruffiani e schiavetti. E quando l’umore non è dei migliori sale sul palco l’ultimo blues; il solito giro di blues è l’essenza per riprendere il filo; ed è un fluire di suoni e colori. Le note del diavolo fanno da spalla per togliersi qualche pelo sulla lingua, ma Luigi di peluria ne ha molta, si, ma sulla pancia.

Spara il suo negazionista contro le amenità del mondo e rispolvera note che sanno di inno a favore di una RAI libera e cristallina. E se dovessimo rintoccare ai vostri timpani che note battere, avremmo l’imbarazzo della scelta. Il cliché potrebbe chiudere quel buco nella libreria alla voce cantautorato DOC, ma noi ci vogliamo leggere qualcosa di più. Perché le note, Luigi, le ha strappate via dal pentagramma, le ha intarsiate sulla sei corde e le ha colorate di rosso, poi le ha sprigionate ben bene, tutte assieme. L’effetto che fa è comunicazione popular, spolverate di blues a coprire qua e là e messaggi intrecciati e inscatolati pronti all’uso. I rintocchi dell’orologio fanno fare salti neuronali e ci calciano su un’isola deserta a respirare e fare il punto, spensierati ma decisi. Perché la condanna contro la corruzione è sempre lì, dietro l’angolo. Poi c’è la laurea, il matrimonio, e il tempo corre e spinge spinge e corre. Tocca stargli dietro oppure cantare lo strazio il rodimento che buca canotti, strappa camici e rompe i carretti.

Basta prendere fiato, ma occhio al singhiozzo, tic (toc) ripetitivo contro gli stress della quotidianità, perché ci sono vuoti da riempire e l’amore su questo aiuta. Ma poi ritorna il singhiozzo. Ritorna quella complicità che trova nella musica e persa nella dedica a Edoardo Agnelli e con un velo scoperto per il proprio papà. Ma il tempo scorre, qualche salto nella quotidianità di coppia. Il finale è in completa intimità a cui in silenzio partecipiamo nascosti dietro un vetro. E ci si perde poi nel pane, ad ognuno il proprio re e la propria regina, per finire in quel sorriso che è la vita…

Vino da Abbinare: il vino del cuore, dell’amore. Sono quei vini che lasciano sempre una sorpresa in più. E quel momento intimo, dolce e potente raccontato da Luigi è l’intreccio ideale con questo Erbaluce di Caluso DOC, Le Baccanti San Cristoforo 2009. Pulito, puntuale, persistente… asincrono!

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Il dottore del voodoo è giunto tra noi: Dr. John was here!

Dr.John

L’anima di New Orleans sta lentamente risalendo la china. La musica è certamente il collante che lega quelle persone fortemente colpite dalla furia distruttiva dell’uragano Katrina. Dr. John è la cura del cuore e dell’anima di questa città. E’ la musica blues che dirompe, paga e raccoglie a sé numerosi proseliti.

Dr. John con i Lower 911 suona a volumi moderati, non serve alzare i decibel, è la forza della passione e della musica nera che carezza i timpani. Organo, pianoforte, alternati. Poi sfugge qualche assolo alla chitarra. Classe (ancora tanta) millenovecentoquaranta e le note del diavolo sono ancora lì, saltano e brindano con il dottore del voodoo. Teschi compresi.

Vino da abbinare: così su due piedi e un pianoforte, il Raboso  del Piave DOCCasa Roma 2002. Un vino con qualche anno di cantina alle spalle. Un bicchiere e non puoi più farne a meno. Tannico si, ma acido e secco. Vai col blues…

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La perfezione del numero tre: Red Mount Blues Band

red-mount-blues-band

La perfezione del numero tre a volte affonda le sue radici nella complessità degli intrecci sonori.
Ovvero l’esibizione del trio, quasi per simbiosi, rilascia note in musica dosate, calibrate, che riempiono tutti gli spazi sonori. Bisogna suonare di più ma c’è spazio anche per immaginare. Le note della Red Mount Blues Band sono, in effetti tutte pare, salvo qualche eccezione ma rappresentano l’essenza del blues viscerale, flemmatico e allo stesso tempo energico.

Per una “Roll Over Beethoven”, bandiera rivoluzionaria di un Chuck Berry , datata millenovecentocinquantasei, si apre un concerto divertente e divertito. Mario Monterosso e la sua Band sul palco del The Place. Un assaggio di rockabilly per altrettanti momenti di musica nera. Ed è così che si passa dal fattore cosmo dei consueti Creedence, con “Lookin’ out My Back Door”, sino alle origini con i riconoscimenti all’uomo del blues, Muddy Waters.

Acustica Fender per assaporare con garbo brani come “Walking Blues” e “Rolling and tumbling”. Gli intrecci sono originali, si fa il verso a John Lee Hooker con riff classici degli ZZ Top. Ma il Trio si scorpora e risale la china con alcuni ospiti per una chiusura al fulmicotone. Un semi-ensemble che si accosta ai suoni del sax, dell’armonica e del piano.  Qui si improvvisa, si imbraccia una chitarra siglata Robben Ford per un suono che Mario fa suo, senza imitare, qualche spunto qua e là, niente più. Solo musica per le orecchie. Si chiude, pochi ma buoni e il ronzio nelle orecchie ci ricorda il suono degli amplificatori d’epoca, sporcature delle valvole ancora calde, saturazione e walking blues.

Fotografia: Federico Ugolini

Vino da abbinare: Tanto per creare un contrasto. un vino bianco, fresco, che sviscera sapori di frutta verso una piacevole evoluzione. Non è affatto scontato resta vibrante durante tutto l’assaggio. Soffice ed avvolgente. Da bere e da abbinare con soddisfazione. Con la Red Mount Blues Band ci mettiamo un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC Santa Barbara, Le Vaglie 2006. Un bicchiere sottile che vibra come le corde di un blues passionale ed intenso. Lungo le strade di New Orleans, insegne luminose quasi spente, soffuse..

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

Galleria

20100709-dsc_9904-copy Joe Robinson Band 20100708-dsc_9195-copy Caparezza Caparezza 20110408-DSC_8181 copy

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  • alessandro: Complimenti, abbinare un vino a una musica, non e' da tutti, non ci avevo proprio mai pensato. ...
  • marta venice: bellissima recencensione!!! l'ho letta tutto d'un fiato seguendo i disegni che la musica che pa...
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