Aldo Bassi Quartet, the cream of Jazz
A volte il Jazz apre degli spazi temporali che prescindono dai momenti e dai luoghi in cui si ha il piacere di ascoltarlo. Tra il pubblico e i musicisti si crea un rapporto naturale e intimo, un legame indissolubile che solo la routine può interrompere. Ebbene, la sera del 3 marzo al Museo del Corso a Roma, uno di questi spazi ha preso forma e sostanza regalando emozioni in note. Protagonista della serata è Aldo Bassi Quartet. Un quartetto di musicisti dalle doti inconfondibili, per un salto nel passato del Jazz rivisitato in chiave moderna secondo le trame che le blue note oggi stanno intrecciando. Aldo Bassi suona quasi tutti i pezzi con la sordina, accorgimento tecnico che sperimentò Miles Davis e che ancora oggi dona allo strumento un timbro unico e sensuale. Non mancano i momenti in cui la voce della sua tromba risuona “senza freni”, un pezzo su tutti: “My Funny Valentine”, storico brano del ’37 divenuto poi uno Standard attraverso gli arrangiamenti di Chet Backer e dello stesso Miles Davis.
Aldo Bassi ripercorre alcuni dei pezzi del grande trombettista americano senza intaccare lo spirito e la forza delle canzoni che lo hanno reso famoso, ma infondendo nuove impressioni sonore. Prendono vita così brani storici come “Milestones”, “Blue in Green” e “If i were a bell”. La musica suonata dal quartetto racconta in special modo il periodo in cui la tromba di Miles Davis era affiancata dal sax di John Coltrane, in un viaggio “one shot” ricco di emozioni. Al fianco di Aldo Bassi ben si amalgamano il drumming soffuso e spiccato di Pietro Iodice, batterista sensoriale dal tocco unico, il Piano di Alessandro Bravo, che sorregge trame e filamenti di note in un susseguirsi di dinamismi, mentre il contrabasso di Stefano Nunzi ritaglia spazi solistici cadenzati e ricchi di variazioni tematiche. Qualche nota dedicata ai bambini spunta fuori all’improvviso e strizza l’occhio alla colonna sonora di Biancaneve e i sette nani. E’ “Some day my prince will come” il brano che avvicina anche i più piccoli alle note blue. Un’ora vola via tra fraseggi e accordi; quella “questione di stile” che Davis amava additare come unica musa ispiratrice nelle sue composizioni e negli arrangiamenti. Il quartetto chiude in uno scambio di soli forieri di un nuovo prossimo incontro, e noi saremo lì ad attenderli!
Vino da abbinare: le note jazzate di Aldo Bassi si accostano per l’estro creativo, al gusto pieno del Cerasuolo di Vittoria Docg prodotto dall’azienda vinicola Imakara. Un vino dal sapore morbido e armonico, che sprigiona profumi floreali e fruttati. Il giusto accostamento con le note ispirate del trombettista e compositore nostrano.
Foto: Roberto Panucci

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