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Mario Romano, Panta Rei

Mario Romano Turn this Way

Il tutto scorre, la massima di Eraclito, abusato filosofo dell’antica Grecia, potrebbe essere il tema ricorrente che Mario Romano, giovane musicista capitolino, esprime attraverso la sua chitarra. Linee acustiche, vibrazioni del maestro Michael Hedges, progetto nuovo costruito in trecentosessantacinque giorni di studio e scoperta della sei corde acustica: è Turn this way.

Cassa Eko, risonanze di trascorsi storici, movimenti di adagio. Percorso musicale illustrato a parole scritte per dare un senso alle proprie esternazioni sonore. Un disco che si fa ascoltare sin dalle prime note dove la tecnica percussiva della cassa di risonanza è strumento utile per assegnare un tempo e non mero gioco virtuoso. Mario Romano si lascia ispirare da una scuola che nel Bel Paese sta avendo sempre più proseliti. Servono armonici e corde pizzicate in puro finger style per entrare negli intrecci melodici. Ma poi è cosa fatta. Progetto pensato ma pronto all’uso per essere smontato, disossato e ricostruito. Rompere gli schemi in “My Sweet Lady”, secondo il musicista è prerogativa di un lavoro giovanile, raccolto in poco più di un anno di attività con questo tipo di manico.

La chitarra di Mario Romano passeggia di fronte al tramonto (Westward) schiude quel tempo migliore (The best time) che è nella memoria di ognuno di noi. Si mescola sentimento e metafora dei quattro elementi; come terra, acqua e vento e fuoco sanno fare. E il grano, giallo di sole riscalda ogni pagina musicale del disco. Perché le origini non vanno dimenticate e Mario le ricorda nei legni e nelle note. Si immerge nella letteratura di Pavese (Kate) per saggiare come musica e scrittura in fondo rappresentano due facce della stessa medaglia, sino a raccontare in musica la rilettura di un classico come l’Orlando innamorato (La fontana del disamore), spunto e linfa vitale per le sue composizioni. La tecnica di Mario è serena, quasi mai stravagante, a volte riporta al tema principale delle canzoni in una struttura tradizionale a volte si lascia trasportare e disegna percorsi inusuali.

A completamento dell’ascolto si potrebbe guardare l’artista mentre esegue i suoi brani perché diteggiatura e posizioni sul manico danno gusto e sorriso. La dedica è al suo maestro, Massimo Varini (Max’ Pics), la chicca è nell’ultimo brano: Samba jazz con band al completo e suono tipico delle semi acustiche. Quella saudagi che si propone come alternativa al disco intero, mosca bianca per ricordare il suo bagaglio di emozioni e di suoni. Mario Romano apre un nuovo percorso musicale, intimistico, fortemente ancorato ai grandi maestri del genere ma con un piglio giovanile tutto suo.

Vino da abbinare: l’ascolto acustico firmato Mario Romano è il Venezia Giulia IGT Jermann, Vintage Tunina 2005. Ben bilanciato, fresco e attraente. Ritmo e sapidità fanno di questo vino il giusto abbinamento con Turn this Way.

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Monte Montgomery, una fucina di rock acustico

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Che la chitarra acustica potesse suonare e nascondere venature fortemente rock, è cosa ormai assodata. Le partiture blues-pop di Alex Britti, ad esempio, sono solo un corollario di come questo strumento possa affacciarsi su panorami nuovi; inesplorati solo fino a poco tempo fa. Ma il tocco di Monte Montgomery è di quelli che penetrano sotto la pelle, genera rintocchi neuronali e lascia il segno. Americano, originario dell’Alabama. Non a caso vince per ben sette anni di fila il “Best Acoustic Guitar Player”, premio ambitissimo al Festival “SXSW” di Austin, in Texas, una manifestazione fortemente connessa con l’entertainment a trecentosessanta gradi.

Il sigillo del Guitar Hero – con varie parentesi, per la verità – arriva da Guitar Player Magazine che lo inserisce nella classifica dei migliori cinquanta chitarristi rock/pop. Musicista dal cuore, dalla voce e dalla chitarra (acustica) fortemente rock ma che facilmente sconfina, abbracciando più generi musicali. Il suo è un suono energico, lo dimostra il fatto che ha spezzato più di un manico della chitarra proprio per la sua esuberanza musicale e risolto, poi, montando alcuni rinforzi all’interno dello strumento.

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

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  • alessandro: Complimenti, abbinare un vino a una musica, non e' da tutti, non ci avevo proprio mai pensato. ...
  • marta venice: bellissima recencensione!!! l'ho letta tutto d'un fiato seguendo i disegni che la musica che pa...
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