Alberto Donatelli: Non calpestare il mio giardino
A volte la miscela rock produce una reazione chimica molto vicina a quella della dinamite. Le esplosioni sono quelle del suono ruvido delle chitarre che cavalcano storie con la grinta e il piglio di chi non si arrende facilmente. Vocazione difficile quella del rocker, in un paese, il nostro, che ha saltato o dimenticato ispirazione d’oltre oceano e percorso un filone nuovo, base solida che oggi si appoggia alla carica di Vasco Rossi e alle note di Gianna Nannini. Questo disco di Alberto Donatelli, cavalca per sonorità e scrittura alcuni baluardi del metallo italico ma con un piglio tutto suo. Nel sottobosco viaggiano note e ruvidità che richiamano un Ligabue d’annata ma senza esagerare e sempre con un occhio verso una costante orginale .
La sei corde trascina bene la voce e la voce si appoggia sui ricordi dell’adolescenza, e di chi vuole dare unna scossa ad una vita priva di senso. L’ascolto è in macchina, anche con volumi sostenuti, ma il disco di Donatelli è un buon modo per caricare le pile durante una corsa, magari lungo i ponti della capitale. C’è la rabbia del rocker, il grido di chi odia e ama. C’è la dolcezza di chi descrive un amore difficile e travagliato. La spinta sonora è ben calibrata in tutte le tracce con la giusta alternanza tra le ballate e canzoni più dure. Un reprise di un brano (Sei un fiore) per chi ama i toni più morbidi, chiude il disco. Il terzo lavoro di Alberto Donatelli è miscela alchemica che può soddisfare in tante occasioni e si ripercuote nella mente dopo un ascolto oculato. In buona sostanza si può fare rock e restare in quella fascia cantautoriale che oggi più che mai cerca il suo nuovo alfiere. I pezzi da seguire sono di certo “Siamo solo il ricordo degli altri” per la melodia diretta e subito fruibile e “8 stagioni” per chi ama tenersi legato al passato.
Vino da abbinare: Vernaccia di San Gimignano DOCG La Castellaccia 2006
All’olfatto c’è grande freschezza. Le note giocano su toni minerali, affumicati e su una certa florealità. Sul palato è eccellente, nervoso ma dritto con spiccata acidità. I suoi anni se li porta bene. Poi ha una certa struttura sul frutto, mentre si apre in lunghezza e profondità. Di grande sapidità, quasi salino, struggente e buonissimo. Gran finale, rock.



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