Articoli appena decantati

Contro vanità, vizi e “bigottagine”: parola di U’Papun

U'Papun - Fiori innocenti

E se le favole di ieri oggi non raccontassero più storie a lieto fine, amori felici e contenti di principi azzurri e Romeo, perché sei tu Romeo? L’uomo nero, U’Papun per la terra barese, fa carta straccia di belle storie ormai avvizzite e dimenticate per riscrivere in parole e note, vizi capitali e peccati della nostra società. Amori bigotti e benpensanti guardatevi le spalle, il bogeyman della calda terra pugliese è sceso in campo e promette di restare, fondendo pizzica salentina, musica d’autore e rock progressivo.

La miscela si basa sulla passione per gli anni settanta e le progressioni di accordi, un concept album che rinnova e distrugge in un continuo divenire la follia dell’uomo di apparire a tutti i costi. Sono fiori innocenti a base fortemente teatrale, fiori del male, forse, per risvegliare le sinapsi di chi ascolta. Si parte dai suoni, ricerca sottile che rilascia la giusta dose per creare atmosfere in continuo contrasto tra melodie etniche e tonalità più scure. Sedici tracce, due gli strumentali per raccontare ai bambini di oggi il male del vivere male. Il riscatto è proprio lì a portata di ognuno di noi e per una volta è proprio l’uomo nero a dare una scossa. Le paure ancestrali sono le più sofisticate, le più difficili da affrontare: l’insoddisfazione, la mala sorte, le prepotenze del potere si sciolgono nella pizzica rivisitata rock, così come “La nebbia”, metafora di quella mafia che oscura la vista, porta alla mente rivisitazioni del sogno teatrante sciolto in esperimenti liquidi. E se Biancaneve, si sveste più d’una volta, lasciando intendere le sue origini moderne di donna emancipata, l’uomo qualunque appiattisce emozioni e stimoli in una ballata languida.

C’è “Raga fuori” che riconduce tutto alla medi(t)azione; fuori tutti dunque, da questo torpore e vicini all’uomo nero che suona miscele di generi a gusto italico come non si sentiva da tempo. E ci sono tanti suoni in quel brano da poter raccontare due o tre favole prima di addormentarsi. Tanti linguaggi un solo messaggio: sveglia! e per tutti gli altri, ci sono gli undici secondi della traccia finale…

Vino da abbinare: Un vino scuro, un bel vedere, pieno di sostanza. Un vino complesso, in cui tutti gli elementi vanno a raccontare territori del mediterraneo. C’è frutto, rosso e maturo, c’è vegetazione e mineralità. C’è che con gli U’Papun la prossima cena la facciamo a base di Perricone, Porta del vento, Sicilia IGP del 2009. E portiamo anche il bravo Caparezza!

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Torno a Casa a piedi

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ROMA- Fino alla scorsa estate, mia ignoranza personale, non sapevo neanche chi fosse Cristina Donà. Poi, complice una notte di “Stelle buone”, mi sono imbattuta nella sua raccolta Piccola Faccia, ed è stato amore a primo ascolto.

Quel sound acustico così peculiare, essenziale, senza tanti orpelli e abbellimenti, mi ha preso dentro, lasciandomi intuire profondamente il senso di questa artista, così particolare eppure così estremamente diretta.
Ed è per questo che quando è uscito il suo nuovo disco a febbraio, Torno a casa a piedi, non ho messo tempo in mezzo e sono andata subito a comprarmelo, così come, quando ho saputo della sua presenza all’Auditorium Parco della Musica, lo scorso sabato 7 maggio, ci tenevo proprio ad esserci.
Eppure, che sorpresa! Anche questa volta la Donà ha saputo regalare emozioni insospettate, che non avrei immaginato. Forse perché, a scoprire la sua versione elettrica sono rimasta colpita dall’energia che nasconde dietro quella facciata così placida e vagamente timida. Così come a scoprire l’ironia con cui sa colpire in primo luogo se stessa e le sue creazioni, interagendo col suo pubblico. … Continua a leggere

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Sotto un manto di stelle…

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Roma non fa la stupida stasera. Roma quella sera ha abbracciato in musica la canzone capitolina, quella dei borghi, dei vicoli che suonano al ritmo sordo dei sampietrini, degli amori perduti e ritrovati lungo il tevere. Un reportage fotografico che sa di vino biologico. Profumato, essenziale, pungente.

 

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

Galleria

Caparezza 20100722-dsc_1674-copy 20100709-dsc_9998-copy 20100708-dsc_9400-copy 20100708-dsc_9218-copy 20100709-dsc_9890

Commenti recenti

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  • alessandro: Complimenti, abbinare un vino a una musica, non e' da tutti, non ci avevo proprio mai pensato. ...
  • marta venice: bellissima recencensione!!! l'ho letta tutto d'un fiato seguendo i disegni che la musica che pa...
  • Francesca: l'ho ascoltato. i miei complimenti vanno ai musicisti, che hanno saputo regalarmi delle atmosf...
  • fred: una recensione che pare una degustazione. trovato per caso zibba tramite un mio amico da vino,...

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