E’ la sera del 9 luglio. La Capitale è immersa in una profonda cappa di umidità, ricordo obbligato di una giornata di sole rovente e delle carezze del biondo Tevere che scorre nelle vicinanze. Lo Stadio Olimpico alle ore diciannove è già gremito di fan; per lo più giovani sotto i vent’anni, ma Ligabue ha saputo intrecciare e coinvolgere una molteplicità di generazioni. Sotto il palco l’aria è pesante e avvolge con il suo respiro fotografi, giornalisti e tutto lo staff. Ci rassicura il calore, l’allegria e l’euforia del pubblico. L’attesa si fa sentire, ma il gruppo spalla (La Band dei Rio con Fabio Mora e Marco Ligabue), allieta i tanti ragazzi accorsi al grande evento. E si, sono stipati e accalcati lungo le ringhiere e le balaustre, dividono momenti importanti, come le battute per stemperare l’attesa, ripassano assieme le canzoni del Liga e approfittano delle tante bottiglie d’acqua distribuite con generosità dagli inservienti per godere di un po’ di refrigerio. A volte qualche mal capitato viene sfilato di peso dalla matassa perché cede all’afa per poi riprendersi subito dopo. L’energia di Luciano ridona in pochi attimi vitalità e allegria.
Le 21.15 indicano lo Showtime, l’inizio dello spettacolo. Ed è vero spettacolo, puntuale e vibrante quello che Luciano Ligabue, cinquant’anni compiuti da poco, ha regalato al pubblico romano. Per un “Arrivederci Mostro!” spauracchio ed esorcismo contro tutte le amenità del mondo, un disco multiplatino per le oltre 120 mila copie vendute e un Wind Music Awards da inserire nella collezione di premi accaparrati. Liga ruggisce al suo pubblico, ed è grande musica dal vivo.

Luciano Ligabue - foto: F. Ugolini
Più di venti brani in scaletta per un tripudio ai vent’anni di carriera del cantautore emiliano. Comincia dall’inizio il Liga, esplodendo una dietro l’altra le tre canzoni di apertura del nuovo disco. E’ così che sfilano il rock graffiante di “Quando canterai la tua canzone”, “La linea sottile” e “Nel tempo”. Il balzo successivo ci riporta negli anni novanta, per “Balliamo sul mondo”, singolo di grande successo e “Bambolina e barracuda”, quest’ultimo tratto da “Sopravvissuti e Sopravviventi”. Luciano pesca sempre una chitarra differente e sfoggia tutto il suo estro musicale, ma la band è sempre lì che diffonde il verbo sonoro delle sue canzoni.
Ancora uno sforzo, il caldo e l’afa sono un ricordo ormai. Luci e coriandoli invadono lo Stadio Olimpico. Ora, alternate, giungono perle indimenticabili come la ballata per eccellenza, “Certe Notti” e poi un rock grintoso come “Libera nos a malo”, critica contro il moralismo della Chiesa Cattolica. C’è spazio per una poesia musicata come “Il peso della valigia” e gioielli di raro splendore come “Piccola stella senza cielo” e “Marlon Brando è sempre lui”, uno dei grandi pezzi dei suoi esordi e sfacciata dedica all’idolo del cinema holliwoodiano.
Il resto è tutto qui, nella sua complicità con il pubblico, con le parole e con il suo gruppo ormai rodato. Il tempo è un denominatore comune; Liga fa due conti, in fondo sono passati appena vent’anni. C’è ancora tempo, dunque, perché: “Il meglio deve ancora venire”!
Vino da abbinare: Le sensazioni ricche e avvolgenti del Sangiovese IGT – Collecapretta, Le Cese 2007. L’uva calda, matura, la passione e l’equilibrio: la fragranza e il calore del Sangiovese. Liga è tutto questo assieme…
VN:F [1.9.13_1145]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.13_1145]
Commenti recenti