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		<title>Micol Martinez, la testa dentro</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 16:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uscire fuori da se stessi e incontrare il mondo. Lasciare per terra qualche impronta di sé, un messaggio sotto forma di briciole come si usa nele favole per farsi seguire e magari conoscere, o meglio imparare a conoscersi. &#8220;La testa dentro&#8221; è il quadro folk con sfumature popular di Micol ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uscire fuori da se stessi e incontrare il mondo. Lasciare per terra qualche impronta di sé, un messaggio sotto forma di briciole come si usa nele favole per farsi seguire e magari conoscere, o meglio imparare a conoscersi. &#8220;<strong>La testa dentro&#8221;</strong> è il quadro folk con sfumature popular di <strong><a title="Micol Martinez su MySpace" href="http://www.myspace.com/micolmartinez" target="_blank">Micol Martinez</a></strong>. Seconda esternazione musicale dell&#8217;artista, già invischiata nella pittura e nella recitazione. Arti plurime per esprimersi e immaginare un futuro migliore (Sarà d&#8217;inverno) e combattere le avversità con il simile. Nel disco, ben confezionato, si respirano morbidezze acustiche, di un folk localizzato e con un binocolo si copre anche l&#8217;Europa.</p>
<p><span id="more-1345"></span></p>
<p>E ben sono accostati gli strumenti ad arco (Questa notte), fermarsi e lasciare che il tempo scorra, perché si può lasciar andare. Voce giusta per ogni esecuzione, mai strappa, a volte trattenuta a dovere per liberare energia poco a poco. &#8220;Nel movimento continuo&#8221; è il brano che apre le ali e spiega nutrimento per le orecchie. Il resto è soffuso quasi sempre, per raccontare quella testa piena di pensieri che è ancora raccolta in una bolla d&#8217;acqua. Se ci volete vedere dentro qualche riferimento allora pensate alle ultime visioni di <strong>Nada</strong>, altrimenti porgete l&#8217;orecchio: è fine e malinconico scoprire sorsi di fiati tra le tante vibrazioni acustiche. Bel disco Micol! Raccolto e allo stesso tempo arioso. Lo ascoltiamo con il camino acceso e la neve che in questi giorni sorprende anche in città.</p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> <strong>Montepulciano d’Abruzzo DOC Valentini 1995</strong>. Ha bisogno di qualche minuto per aprirsi, ma poi scurisce fino al rabarbaro, alla tostatura del caffè. Si arriva dal mare alla terra per poi ritornare, così, un sorso dopo l&#8217;altro, un ascolto dopo l&#8217;altro&#8230;</p>
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		<title>Antonella Ruggiero, Souvenir D&#8217;Italie</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Musicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Le canzoni che hanno rappresentato l&#8217;Italia durante la prima e la seconda guerra mondiale, arie &#8220;leggere&#8221; scritte per offendere, a colpi di musica, totalitarismi e conflitti bellici. Così Antonella Ruggiero canta e riporta in auge testi scritti di cuore per raccontare in jazz un periodo duro del Bel Paese. E&#8217; ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le canzoni che hanno rappresentato l&#8217;Italia durante la prima e la seconda guerra mondiale, arie &#8220;leggere&#8221; scritte per offendere, a colpi di musica, totalitarismi e conflitti bellici. Così <a title="Antonella Ruggiero Officiale site" href="http://www.antonellaruggiero.com/" target="_blank"><strong>Antonella Ruggiero</strong></a> canta e riporta in auge testi scritti di cuore per raccontare in jazz un periodo duro del Bel Paese.<br />
E&#8217; un piccolo pensiero dell&#8217;Italia di allora, un souvenir ricco di significato e di emozioni. Per ricolorare i suoni dell&#8217;epoca, lo swing degli anni venti, trenta e quaranta riceve una luce nuova. Si rispolverano grandi classici come &#8220;Non ti scordar di me&#8221;, &#8220;Parlami d&#8217;amore Mariù&#8221; e &#8220;Tu, musica divina&#8221; interpretata anche dal grande <a title="Alberto Rabagliati su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Rabagliati" target="_blank">Alberto Rabagliati</a>. La Ruggiero apre le porte così ad un progetto che sa di buono, perché non è mero riadattamento di classici della canzone ma vero e proprio specchio per ricostruire un&#8217;epoca, graffiare sul pentagramma e ricostruire in modernità il jazz e la canzone di quegli anni.</p>
<p><span id="more-1335"></span></p>
<p>Progetto culturale che la Ruggiero lanciò già nel 2007 al Festival di Sanremo, con il brano &#8220;Canzone fra le guerre&#8221;. Musica jazz, arrangiamenti in chiave moderna, magistralmente interpretata da musicisti d&#8217;eccezione. Assieme alla Ruggiero e alla sua inconfodibile voce, quattro validi jazzisti: <strong>Renzo Ruggieri</strong> alla fisarmonica, <strong>Paolo Di Sabatino</strong> al pianoforte, <strong>Massimo Moriconi</strong> al contrabbasso e <strong>Massimo Manzi</strong> alla batteria. Il Disco suona a tre velocità. Alcune delle canzoni sono proposte in trio, (la più bella e commovente), ma un arrangiamento differente propone anche un soluzione d&#8217;ascolto con gli archi della &#8220;libera sinfonietta&#8221; diretti da Carlo Cantini.</p>
<p><strong>Vino da Abbinare:</strong> Sicilia Bianco IGT 2010 Principe Ibleo “Incanta&#8221;. Uve zibibbo e grillo. Paglierino carico ed ha un naso piacevole. Giunge all&#8217;olfatto la camomilla, il fieno, la frutta esotica e la mandorla.</p>
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		<title>Mario Romano, Panta Rei</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nuove proposte]]></category>
		<category><![CDATA[acustica]]></category>
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		<category><![CDATA[Turn this way]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tutto scorre, la massima di Eraclito, abusato filosofo dell&#8217;antica Grecia, potrebbe essere il tema ricorrente che Mario Romano, giovane musicista capitolino, esprime attraverso la sua chitarra. Linee acustiche, vibrazioni del maestro Michael Hedges, progetto nuovo costruito in trecentosessantacinque giorni di studio e scoperta della sei corde acustica: è Turn ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tutto scorre, la massima di Eraclito, abusato filosofo dell&#8217;antica Grecia, potrebbe essere il tema ricorrente che<a title="Keep close to me - videoclip ufficiale" href="http://www.youtube.com/watch?v=l6gqhUHUbXc" target="_blank"> Mario Romano</a>, giovane musicista capitolino, esprime attraverso la sua chitarra. Linee acustiche, vibrazioni del maestro <strong>Michael Hedges</strong>, progetto nuovo costruito in trecentosessantacinque giorni di studio e scoperta della sei corde acustica: è <strong>Turn this way.</strong></p>
<p>Cassa Eko, risonanze di trascorsi storici, movimenti di adagio. Percorso musicale illustrato a parole scritte per dare un senso alle proprie esternazioni sonore. Un disco che si fa ascoltare sin dalle prime note dove la tecnica percussiva della cassa di risonanza è strumento utile per assegnare un tempo e non mero gioco virtuoso. Mario Romano si lascia ispirare da una scuola che nel Bel Paese sta avendo sempre più proseliti. Servono armonici e corde pizzicate in puro finger style per entrare negli intrecci melodici. Ma poi è cosa fatta. Progetto pensato ma pronto all&#8217;uso per essere smontato, disossato e ricostruito. Rompere gli schemi in &#8220;My Sweet Lady&#8221;, secondo il musicista è prerogativa di un lavoro giovanile, raccolto in poco più di un anno di attività con questo tipo di manico.</p>
<p>La chitarra di Mario Romano passeggia di fronte al tramonto (Westward) schiude quel tempo migliore (The best time) che è nella memoria di ognuno di noi. Si mescola sentimento e metafora dei quattro elementi; come terra, acqua e vento e fuoco sanno fare. E il grano, giallo di sole riscalda ogni pagina musicale del disco. Perché le origini non vanno dimenticate e Mario le ricorda nei legni e nelle note. Si immerge nella letteratura di Pavese (Kate) per saggiare come musica e scrittura in fondo rappresentano due facce della stessa medaglia, sino a raccontare in musica la rilettura di un classico come l&#8217;Orlando innamorato (La fontana del disamore), spunto e linfa vitale per le sue composizioni. La tecnica di Mario è serena, quasi mai stravagante, a volte riporta al tema principale delle canzoni in una struttura tradizionale a volte si lascia trasportare e disegna percorsi inusuali.</p>
<p>A completamento dell&#8217;ascolto si potrebbe guardare l&#8217;artista mentre esegue i suoi brani perché diteggiatura e posizioni sul manico danno gusto e sorriso. La dedica è al suo maestro, <a title="Massimo Varini - sito ufficiale" href="http://www.massimovarini.it/" target="_blank"><strong>Massimo Varini</strong> </a>(Max&#8217; Pics), la chicca è nell&#8217;ultimo brano: Samba jazz con band al completo e suono tipico delle semi acustiche. Quella <em>saudagi</em> che si propone come alternativa al disco intero, mosca bianca per ricordare il suo bagaglio di emozioni e di suoni. Mario Romano apre un nuovo percorso musicale, intimistico, fortemente ancorato ai grandi maestri del genere ma con un piglio giovanile tutto suo.</p>
<p><strong>Vino da abbinare: </strong>l&#8217;ascolto acustico firmato Mario Romano è il <strong>Venezia Giulia IGT Jermann, Vintage Tunina 2005. </strong>Ben bilanciato, fresco e attraente. Ritmo e sapidità fanno di questo vino il giusto abbinamento con Turn this Way.</p>
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		<title>Il grido liberatorio dei Kutso: Aiutatemi!</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 18:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se fosse possibile descrivere in un sol colpo l&#8217;energia dei Kutso, potrei lanciare una scia di parole senza punti ne virgole come per disegnare una formula esplosiva di energia pura, che racconta in un solo battito di ciglia uno spostamento molecolare che si diffonde sino all&#8221;altro capo del globo e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se fosse possibile descrivere in un sol colpo l&#8217;energia dei <a title="Kutso official page" href="http://www.kutso.com/"><strong>Kutso</strong></a>, potrei lanciare una scia di parole senza punti ne virgole come per disegnare una formula esplosiva di energia pura, che racconta in un solo battito di ciglia uno spostamento molecolare che si diffonde sino all&#8221;altro capo del globo e si disperde in una folata di farfalla. Non basta. <strong>Dietro le maschere, esibizioni variopinte che scoprono un mondo di rock suonato per riempire le sale e far saltare le natiche, c&#8217;è una verace attitudine a fare e disfare sempre accesa da un beat dirompente.</strong> C&#8217;è il rock intriso di funky music, c&#8217;è quel ritmo ansiogeno che i Kutso stillano, goccia a goccia dalle vene. Barlumi di quel rock fatto per (s)ballare e allo stesso tempo dissuadere gli ascoltatori dalle regole, regolette e leggine. Si ascolta, si rimescola tutto e si ricomincia&#8230;<span id="more-1307"></span></p>
<p>Un Ep che solca e scava quattro tracce pronte alla bisogna quando si richiede maggiore coinvolgimento nelle faccende quotidiane. La ricetta è presto fatta: &#8220;Aiutatemi&#8221; è per tutti coloro che si sentono stretti nella loro gabbia, dorata o meno. &#8220;Aiutatemi&#8221; spara a salve ma con convinzione e a volte si rifugia nella massa; in fondo un televisore, recinto mediatico, lo abbiamo un po&#8217; tutti. E&#8217; una pillola rossa o blu è un assaggio delle potenzialità rocker di un gruppo che sul palco si esibisce con movimenti scomposti ma che del ritmo ne sa più di qualcosa, mentre saltella fuori qualcosa che ricorda le scorribande rockeggianti del vecchio grande &#8220;baffone&#8221; in arte <strong>Frank Zappa</strong>. Il resto? Non ce ne frega proprio un Kutso!!</p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> tenterei l&#8217;approccio al luppolo, ma ci teniamo e viriamo verso una Passerina. Dalla cantina di <strong>Acquaviva Picena</strong> una nuova sfida per la cantina Moncaro sulla strada della valorizzazione nazionale e internazionale dei vitigni autoctoni marchigiani. Dal gusto pieno, intenso, e fortemente profumato.</p>
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		<title>gaLoni, ad un passo più in là da greenwich</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 15:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il punto di vista è soggettivo. E&#8217; un momento di ferma convinzione, poi viene avvolto da una modesta ma incisiva quantità di fattori esterni. Spostare il meridiano fondamentale, quello di &#8220;greenwich&#8221; è come vedere la vita secondo un altro punto. Poi stenderne un secondo, un terso e così via fino ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto di vista è soggettivo. E&#8217; un momento di ferma convinzione, poi viene avvolto da una modesta ma incisiva quantità di fattori esterni. Spostare il meridiano fondamentale, quello di &#8220;greenwich&#8221; è come vedere la vita secondo un altro punto. Poi stenderne un secondo, un terso e così via fino a tracciare un percorso che tiene conto dei prezzi delle arance, dei più vetusti schemi calcistici, fino a rappresentare il nostro Paese come un sistema pieno di aberrazioni.</p>
<p>Il progetto di <strong><a title="gaLoni MySpace" href="http://www.myspace.com/e.galoni" target="_blank">gaLoni</a></strong> è racchiuso in un disco che si ascolta bene e si lascia ascoltare ancor meglio. la musica fa da contorno ai testi e passo dopo passo si toccano quei temi caldi che oggi fanno di un cantautore un cavaliere alla ricerca del santo Graal&#8230; <span id="more-1301"></span>Le fondamenta sono acustiche e ritmiche soffici appoggiate al soffio dei cori. Di fatto due musicisti riescono meglio di altre formazioni a riempire quanto basta la caraffa, fino all&#8217;orlo, senza far mai traboccare l&#8217;acqua.<strong> Ci si bagna senza prendere freddo portando all&#8217;orecchio una voce calda, ruvida quel poco</strong>; utile per rendere il tutto più pastoso e ricco. <strong> gaLoni racconta spesso a due voci come per stringere i bulloni sulle parole di undici tracce</strong>. Undici capitoli che scandiscono una ritmica decisa. Ci porta verso la natura delle cose, toccando, sfiorando con la musica la cecità della gente, la miseria, l&#8217;umiltà e la vergogna e l&#8217;ipocrisia.</p>
<p>gaLoni rievoca in chiave moderna quelle piccole rivincite che musici, trovatori e giullari si prendevano sui governanti. Si scivola a volte in toni cupi che lasciano però uno spiraglio di vita (cattedrale), come si arrossisce di fronte alla magia della &#8220;fotosintesi&#8221;, miracolo della natura al quale a volte le stesse piante rinunciano. L&#8217;armonica spesso si spinge oltre gli accordi di chitarra e lascia intravedere suoni di pianoforte, per poi tornare a suonare sottile. <strong>Se fosse un disco rock lo potrei scrivere in cima a questo articolo. gaLoni è pietra che rotola e porta una ventata di musica nuova, accordi ben rivisitati che fanno bene ai timpani.</strong></p>
<p>Si ascolta, si impara una strofa e la si canta con lui. Poi dal vivo il duo spacca e fa pensare che forse di rock si può ancora parlare tra le emozioni delle parole e la dolcezza dell&#8217;armonica. In fondo quel meridiano si può spostare ogni volta che si vuole, anche con un calcio al pallone.</p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> C’è un po’ tutto nel Chianti classico <strong>Le Trame 2006 </strong>di <strong>Podere Le Boncie</strong>. Equilibrio sopraffino, una trama tannica impeccabile. Poi è elegante struggente e complesso.</p>
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		<title>U’Papun: paura dell’uomo nero?</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 11:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ giunto dalla terra di Bari per raccontare vizi, frustrazioni e bigottismo dell’uomo moderno, la conturbante e sfacciata mediocrità delle biancaneve di oggi, la folle credulità in quell’apparenza che ci logora fegato e cuore. U’Papun approda nella Capitale e racconta in musica folk frammista a passione per le progressioni cresciute ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ giunto dalla terra di Bari per raccontare vizi, frustrazioni e bigottismo dell’uomo moderno, la conturbante e sfacciata mediocrità delle biancaneve di oggi, la folle credulità in quell’apparenza che ci logora fegato e cuore. <a title="Sito Ufficiale U'Papun" href="http://www.upapun.it/" target="_blank"><strong>U’Papun</strong></a> approda nella Capitale e racconta in musica folk frammista a passione per le progressioni cresciute negli anni settanta.</p>
<p>La serata del <strong>23 ottobre</strong> alla <a title="Home Page Locanda Atlantide" href="http://www.locandatlantide.com/" target="_blank"><strong>Locanda Atlantide</strong></a> presenta tutte le caratteristiche per virare di poco e regolare gli amplificatori e gli strumenti verso sonorità più jazz, mantenendo però quella spinta rock che li contraddistingue. U’Papun è nero fuori ma ricco di sfumature al suo interno. E sul palco compaiono i personaggi del loro primo lavoro, Fiori Innocenti. Serata aperta dal bravo <strong>Marco Velluti</strong>, cantautore romano dalle melodie branduardiane e radici che affondano nella voce del grande Faber&#8230;<span id="more-1295"></span></p>
<p>Seguono i papuni sul palco della Locanda per condurre alla mano le loro maschere, quelle delle favole e sarcasmo puro, contro soldi e giudici che il dito puntano. Solido rock dunque, ritmi dispari e pari quando serve, e quella dedica al maestro di sempre: <strong>Giorgio Gaber</strong> che ancora oggi, nelle note del Boogeyman, fatica nel sentirsi italiano. La parodia farsesca riprende alcune delle nostre paure, come la falciatrice di anime, una morte rivisitata in fuga da un mondo ostile, fino a scodellare sul palco il riso dei potenti e i loro vizietti. Sono quei “Maledettissimi Soldi” che conducono il gioco ed è “L’uomo qualunque” che raccoglie i frutti di tanto torpore in una ballata languida. Biancaneve è più monella del solito, emancipata anche troppo e irriverente verso un principe al quale non resta che sedersi alla batteria per incenerire ritmi sincopati. Questo è lo spettacolo teatral-musicale degli U’Papun e la vecchina delle fiabe non sembra più cattiva come un tempo, la sua faccia disegna una mappa geografica sempre più definita e il suo cuore è meno duro. La miscela è presto fatta: un cantautore, sei bravi musicisti (cinque all’opera, uno in panchina) e l’estro creativo di chi in musica vuole raccontare un tempo che fu ieri come oggi, difficile, intraprendente e spudoratamente incentrato sull’apparire. La soluzione è un fiore in nocente per preservare la qualità. Gli U’Papun lo fanno con la musica: elaborata, grottesca, ma sempre presente all’orecchio di chi ascolta.</p>
<p>Per il resto vi lasciamo ad alcune immagini per assaporare i momenti salienti e chiedersi chi è la bambolina, immolata per un’ora e mezzo al pubblico della Locanda e ben legata all’asta del microfono.</p>
<p><strong>Line Up:</strong> Alfredo Colella: voce e maschere, Gigi Lorusso: chitarra elettrica e strumenti etnici, Enrico Elia: piano e tastiere, Mario Orlandi: basso, Cristiano Valente: batteria e percussioni, Davide Caselli: chitarra acustica.</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a title="fonte articolo" href="http://www.martemagazine.it/report/item/14357-u%E2%80%99papun-paura-dell%E2%80%99uomo-nero?">MarteMagazine</a></p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> Diretto, schietto: la<strong> Barbera D&#8217;Asti Superiore 2008</strong> di <strong>Poggio Ridente</strong>. Perché? per il colore molto scuro, che introduce a profumi profondi, balsamici, e si sente la vena vegetale, guando si arriva alla fine arrivano le spezie. Ha la stoffa del campione ma non è mai aggressivo.</p>
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		<title>Joe Robinson e l&#8217;eredità di Tommy Emmanuel</title>
		<link>http://www.musicenology.com/2011/07/28/joe-robinson-e-leredita-di-tommy-emmanuel/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 12:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Go West</strong> è quasi un’oasi nel panorama dei locali, spesso dominato dalle Cover Band. Nel corso degli anni sul palco del locale gestito da Ciccio Nigro in quel di Roccaforzata in provincia di Taranto, si sono alternati delle grandissime Star del panorama musicale mondiale, tra cui solo per citarne alcuni <strong>Steve Vai</strong>,  <strong>Tommy Emmanuel</strong>, <strong>Andy Timmons</strong>, <strong>Paul Gilbert</strong> e tantissimi altri.</p>
<p>Ospite eccezionale della serata del<strong> 20 luglio</strong> è stato il 20enne vincitore dell’Australia’s got Talent “Smoking” <a title="Joe Home Site" href="http://joerobinson.com/" target="_blank"><strong>Joe Robinson</strong></a>, erede del su citato Tommy Emmanuel al quale il giovane australiano si ispira dichiaratamente&#8230;<span id="more-1275"></span></p>
<div id="attachment_1279" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.musicenology.com/wp-content/uploads/Joe05sm-copy.jpg" rel="lightbox[1275]"><img class="size-thumbnail wp-image-1279" title="Joe Robinson" src="http://www.musicenology.com/wp-content/uploads/Joe05sm-copy-150x150.jpg" alt="Joe Robinson" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Joe Robinson</p></div>
<p>Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con Joe prima del concerto; Joe ci ha raccontato il suo pomeriggio passato sulla costa Jonica, dove si è concesso un meritato bagno ristoratore dalle fatiche del Tour che lo sta portando in giro per l’Europa (Joe è reduce dalla tappa romana, accompagnata da un nubifragio che ha costretto gli organizzatori a chiudere la serata subito dopo la sua esibizione).</p>
<p>L&#8217;artista australiano ci ha inoltre svelato qualche anticipazione del suo terzo album in uscita ad Agosto, in cui ci sarà un’evidente svolta, visto che allo stile fingerpicking dei primi due lavori si alterneranno brani cantati e suonati anche con la chitarra elettrica, cosa comunque già chiara dai pezzi suonati durante il concerto.</p>
<p>Al termine dell’intervista,  in perfetta coerenza con Musicenology, abbiamo omaggiato Joe e la sua band di una buonissima bottiglia di <strong>Madrigale</strong>… aspettiamo a questo punto una sua recensione!!!</p>
<p><em>Fabio De Vincentiis</em><br />
<strong>Foto:</strong> Fabio De Vincentiis</p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> Il Madrigale, Primitivo di Manduria, prodotto nell&#8217;area orientale di Taranto. Dal profumo elegante, ampio e gradevole, ricorda la marasca ed un insieme di frutta secca. Il sapore è dolce con una persistenza aromatica, equilibrato con un gran corpo. Il giusto assaggio con la tecnica sopraffina di Joe Robinson.</p>

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		<title>Radiodervish, commistioni surreali</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 10:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
				<category><![CDATA[In vino veritas]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[Musicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nebbiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Radiodervish]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Gattinara]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Ada Incontra il Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[La musica del mondo intesa come onde sonore che giungono dal centro della terra e si riverberano nell&#8217;antica terra fenicia fino alle commistioni nostrane. Sono porte che si aprono e si affacciano su territori conosciuti mostrando come le connessioni con l&#8217;oriente non sono poi così lontane. La tradizione mediterranea arricchita ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La musica del mondo intesa come onde sonore che giungono dal centro della terra e si riverberano nell&#8217;antica terra fenicia fino alle commistioni nostrane. Sono porte che si aprono e si affacciano su territori conosciuti mostrando come le connessioni con l&#8217;oriente non sono poi così lontane. La tradizione mediterranea arricchita da maree che si incontrano e si lasciano; una fusione di linguaggi che arricchisce la musica stessa. Questi sono i <a title="Home Site" href="http://www.radiodervish.com/" target="_blank"><strong>Radiodervish</strong></a> che per la rassegna &#8220;Villa Ada Incontra il Mondo&#8221;, ieri hanno incantato il pubblico romano.</p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> il <strong>Gattinara 2006</strong>. Un nebbiolo succoso, a tratti austero profondo, lungo ed elegante. Al palato giunge il sottobosco, la rosa e le note dolci e balsamiche.</p>
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		<title>Areamag: Si salvi chi può</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 11:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
				<category><![CDATA[In vino veritas]]></category>
		<category><![CDATA[Musicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[pop]]></category>
		<category><![CDATA[Rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Pura grafite che incide a memoria su un disco in vinile, ricordo di un’era analogica che riaffiora nella scelta sofisticata degli strumenti. La macchina circense apre il sipario di un palcoscenico variopinto. Archibugio contro l&#8217;ecomafia e la mala educazione, sul pentagramma di carta pergamena si distende il campanello di allarme ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pura grafite che incide a memoria su un disco in vinile, ricordo di un’era analogica che riaffiora nella scelta sofisticata degli strumenti. La macchina circense apre il sipario di un palcoscenico variopinto.</p>
<p>Archibugio contro l&#8217;ecomafia e la mala educazione, sul pentagramma di carta pergamena si distende il campanello di allarme di <strong>Areamag </strong>in arte <strong>Gabriele Ortenzi</strong>.<br />
Il grido salvifico propone quattordici brani, quattordici percorsi alla scoperta di quella Europa cattiva, punitiva e ingiusta, partendo dal suolo italico fino alle realtà fognarie di Bucarest e di Ceausescu.<br />
Le paure del mondo, in fondo, sono fantasmi da scacciare, <strong>ma sono anche realtà a cielo aperto che il teatrino (canzone) di Ortenzi attacca a suon di clarinetto.</strong><br />
Prima strumento immaginifico utile al bisogno per individuare a distanza di sicurezza loschi figuri &#8211; una sorta di cannocchiale vivifico -, poi bollitore di note per scacciare il business della spazzatura, la schiavitù delle ragazze dell&#8217;est e le conseguenze disastrose dei campi minati.<br />
Si recita a soggetto e la musica di sottofondo è quella del cantautore, certo, impegnato.  Impegnato a raccontare e ricordare che forse un&#8217;arca salvifica esiste ancora. Forse quell&#8217;ascensore, astronave nata dalla fantasia, reminiscenze dell&#8217;infanzia, o forse quella bottega delle ombre, fucina prolifica, dimora artigiana dei suoni dove si riversano mostri e orrori nell&#8217;intento di plasmare da essi qualcosa di buono. <span id="more-1251"></span></p>
<p><strong>Affianco al cantautore c&#8217;è il percorso nella fabbrica dei suoni</strong>, per restare come un bambino appiccicato alla vetrina del suo negozio preferito, quando il fiato disegna sul vetro trasparente nuvole di passione che guardano ben oltre il proprio naso. E&#8217; goduria dell&#8217;udito, percorso timpanico alla ricerca del più sottile e nascosto degli strumenti: acustici, a corde, elettronici e rimediati, con eleganza, dalle mensole di casa. E si procede percependo quella purifica commistione di generi che tocca le note pronte e decise del rock progressivo, <strong>fino a snocciolare il passo cadenzato del walzer</strong>, a incrociare corde leggere e fiati e quel piano che a volte è giocattolo e a volte si fa più serioso e composto.<br />
E se per qualche istante il Vaticano finisse in Brasile, siamo desti e non sognanti; è il carro errante di Areamag che si sposta quasi per magia a toccare ritmi e melodie dei cinque continenti. Si riapre il sipario e ci si trova catapultati a Rio immersi in una Samba salvifica, che libera tutti con qualche riserva per la Santa Sede. Il messaggio è chiaro e una maschera per tutti ancora non c&#8217;è. Si salvi chi può, dunque, e recuperiamo una copia di ogni strumento, perché la musica di Areamag possa sopravvivere. <strong>Tra ingranaggi, frizioni e meccanica del suono, con qualche rimembranza di Capossela noi chiudiamo il viaggio sperando non sia l&#8217;ultimo.</strong><br />
Giusto il tempo per una traccia nascosta che si rivela, in punta di vinile, la chiave di volta per uscire da questo papocchio in cui siamo stati cacciati, perché se prima si stava meglio non è solo luogo comune, ma ricordo del passato quando il gioco salvava veramente tutti. Noi giochiamo ancora e voi?</p>
<p><strong>Vino da abbinare: </strong>in un sol colpo, <strong>Maremma Toscana Rosso IGT Massa Vecchia</strong>, <strong>Berace 2009. </strong> Per la fragranza  del frutto e c&#8217;è una certa freschezza. Tutte sensazioni destinate ad evolvere per acquisire spessore, fascino ed eleganza.</p>
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		<title>Rockabilly chiama Kamikazes</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 14:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maestrodivino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolteremo]]></category>
		<category><![CDATA[Musicologia]]></category>
		<category><![CDATA[nuove proposte]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[Kamikazes]]></category>
		<category><![CDATA[Rock'n'Roll]]></category>
		<category><![CDATA[swing]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché gridare tre volte tigre quando, in questo caso, le tigri sono quattro!? Rotolare dalle pendici del Fujiyama fino alle porte di Memphis, patria indiscussa del Rock&#8217;n'Roll, culla ancestrale di quel dio sceso in terra con la missione pelvica di dare un nome alla musica che scuote il bacino, l&#8217;anima ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché gridare tre volte tigre quando, in questo caso, le tigri sono quattro!? Rotolare dalle pendici del Fujiyama fino alle porte di Memphis, patria indiscussa del <strong>Rock&#8217;n'Rol</strong>l, culla ancestrale di quel dio sceso in terra con la missione pelvica di dare un nome alla musica che scuote il bacino, l&#8217;anima e il cuore. Se Elvis fu Re assoluto i <a title="Home Page" href="http://www.therocknrollkamikazes.com/" target="_blank"><strong>Kamikazes</strong></a> del Rockabilly sono degni paggetti, funzionari siglati a cera lacca, vento divino in direzione <em>Sol Levante,</em> andata e ritorno in terra pugliese per raccontare gli anni cinquanta, chitarre col baffo di legno vivo, contrabbasso, fiati e batteria.</p>
<p>Suonare il rock alla vecchia maniera è prerogativa acquisita dei <strong>The Rock&#8217;n'Roll Kamikazes</strong>, suicidi delle sette note, portatori sani di movimento pelvico. Il sacrificio è presto fatto: dedicare l&#8217;intera era biologica al beat accelerato. Quel fast blues, tanto criticato da papà Muddy Waters che sa incendiare oggi (più di ieri?) con quel sound unico e irripetibile, non perfezionabile perché già perfetto all&#8217;origine.</p>
<p><strong>Basamento boogie-woogie, le tigri sollecitano muscoli e tendini fin dalle prime note</strong>, fino a sciolinare il tradizionale scioglilingua, tigre ritigre che diventa gatto dal pelo nero. Il felino non sbaglia e ricade sempre sulle quattro zampe (Black Cat) rammentando come <strong>Brian Setzer</strong> e la sua orchestra non sono così lontani. <strong>Martini e ciliegia, capelli cotonati sotto i caschi da Kamikaze e via swingando per tredici tracce</strong>, numero fortunato con aggiunta di una rivisitazione. Quel <em>bacio</em> che, parlando di regali, &#8211; in senso monarchico &#8211; , <strong>Prince</strong> regalò al suo pubblico. E allora &#8220;Tora&#8221; lo gridiamo, anzi cantiamo per quattro volte, così da accompagnare con  mano, quattro pietre di pietra dura, rollio perpetuo, (Roll Roll Roll) inno a selene, musa glabra inneggiata per favorire l&#8217;incontro con la propria bella (Sister Moon), fino allo strumentale che chiude questo affascinante progetto. Gusto retrò, ben suonato, corposo all&#8217;ascolto,  fanatico sostenitore delle sospensioni delle autovetture con qualche vibrazione di rock più attuale. E scusate se è poco!</p>
<p><strong>Curiosità:</strong> il digipack è nipponico all&#8217;ennesima potenza. Una sana e incoraggiante &#8211; visti gli ultimi accadimenti nucleari &#8211; parodia giapponese rivisitata in chiave nostrana.</p>
<p><strong>Vino da abbinare:</strong> su, su in alta Italia. Alto Adige <strong>Chardonnay DOC Cantina Terlano</strong> 1995. Vino aperto, con una leggerissima tostatura  che aumenta immancabilmente la sua profondità. L&#8217;assaggio è incredibile per vitalità e per freschezza. Vai col Rock&#8217;n'Roll</p>
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