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Patrizio Maria e la sua India Londinese

India Londinese

Vi è mai capitato di aprire le porte di un sogno e immergervi quasi del tutto in un ambiente a metà tra la realtà e le percezioni oniriche? Ebbene questa apparenza, sempre in costante equilibrio tra mondi virtuali e coscienza, è la chiave di lettura per entrare nell’universo catartico di “India Londinese”, il primo disco di Patrizio Maria. Ambientazione Lo-fi, i mitici anni sessanta, una tavola imbandita con ogni prelibatezza.

Si fa colazione a suon di muffin, nutrimento dell’ippocampo, e Gran Marnier, ricetta indiscussa contro le ansie quotidiane. Prima di uscire di casa, indossare scarpe da ginnastica, pura gomma ruvida, sauna rilassante per camminare lungo le strade londinesi. Nel sogno lucido si stende un velo fatto di gusto color latte, cartoni animati, e quel falsetto che tiene testa ai migliori momenti del Pigro. Patrizio racconta di sé e delle sue passioni a sfondo rock, aprendo scenari all’occorrenza popular, grinta e spruzzate di effetti quanto basta. Il suo Mac ricopre di suoni, zuccheri ben dosati, di cui non si sente la mancanza durante le esibizioni dal vivo. Il disco suona naturale con le giuste sporcature figlie di momenti di pancia.

La mente viaggia a ritmo di cioccolata, e rilascia serotonina alla ricerca del sé. Patrizio vola in India col cuore e con la mente per un viaggio vintage modernist senza vespa né lambretta ma con tanti specchietti, cromature delle sue mille chitarre. Il ritorno a casa in Abruzzo, rispolvera vecchie ballate, dove il Country ha preso più di uno spunto. “Le ossa del maiale” sono il feticcio, il fondoschiena di “Filomena” una bandiera che mette tutti d’accordo. C’è da giurare di aver visto un santone indiano fare capolino da qualche nota recitata a suon di sitar, ma Patrizio apre una finestra briosa sul mondo Britannico e “Marylou” entra in scena sfruttando erre moscia e passo swing. Il momento onirico sta per finire, basta uscire dal “Supermarket Chackra”, parodia farsesca, angolo della mente ove si comprano oggetti, simboli a protezione dalle amenità della vita. E se dovessimo parlare di suoni possiamo impastare chitarra e voce, elettronica e qualche disturbo, disaccordi studiati e qualche giro duro con il fuzz di una volta. Resta solo trovare quel “killer” che si è perso nei meandri dello spirito.

Vino da Abbinare: le piccole mutazioni che avvengono in una bottiglia nell’arco di una serata sono quelle più affascinanti. Il tempo corre sottile e il vino evolve; enoiche illusioni che sono pronte a svanire ma che tornano alla memoria. Orvieto classico superiore DOC è la giusta dose alcolica da avvicinare alla musica di Patrizio Maria e al suo “India Londinese”. L’azienda agricola è la Palazzone, la bottiglia è il Terre Vineate 2001. Solare e mai scontato. Agrumato, floreale, pungente. Si beve bene e il finale è assolutamente definito. Lo assaggi e lo ricordi, riaccordi e suoni ancora.

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Francesco Spaggiari: benvenuti all’Hotel Balima

10xBALIMA (Qi)

Quando il rock arriva da dentro, dall’anima, e non profonde dai suoni, dagli strumenti suonati ma dal graffio della voce, dal fusto di un albero fatto chitarra acustica, in quell’istante qualunque nota soggiace e raccoglie il peso delle parole. Ascoltiamo il disco di Francesco Spaggiari, seguendo questi elementi, strumenti da maniscalco sottili e precisi, per entrare, senza far rumore, nella sua musica. Artista che canta momenti e sensazioni, abbraccia le sonorità venose e stratificate utili per dare senso e vigore alla musica. E fu così che le sei corde lo accompagnarono lungo le strade per raccontare di un cane e del suo padrone fino a momenti più intimi dove a ventaglio si aprono fresche passeggiate che risalgono al “Settembre, 1996″. Ricordi di donna, immancabili momenti per ogni artista di senso.

E suona bene quello strumento, tra il folk-rock e la canzone d’autore con tutte le sue variazioni e contraddizioni. Note alte e fruscii silenti che accompagnano e guardano avanti. L’ascolto è ripetuto perché il messaggio è più d’uno e ben nascosto tra una croma e una biscroma. Noi che amiamo sonnecchiare tra una frase e l’altra per cercare qualcosa di più, raccontiamo del movimento cinematografico di brani come “Prima le donne e i bambini” tappeto di bassi, scivolosa bevuta di blues. Parliamo sottovoce per descrivere la leggerezza e la dolcezza in “Coriandoli alla polvere” per un attimo che ci dona la vita. Ci piacciono i crescendo musicali così come la musicalità delle parole intrecciate con le note, mentre la poesia resta nell’ultimo brano, “La cura e l’occasione”, quasi fosse un feticcio a protezione dalla routine. L’ispirazione a volte arriva dall’arte pittorica in quella cascata di colori di Rothko, quasi non fosse una canzone ma una colonna sonora che segue il gesto dell’artista, così, a bocca aperta. La dedica è sentita e si sente. L’energia c’è e penetra anche senza distorcere gli accordi e quella tromba che sa di rancio, sombreri e polvere da mangiare; perchè si può suonare in battere e in levare.

Francesco invita tutti nel suo “Hotel Balima”, ambiente caldo, raccolto a volte pieno di gente. E l’attacco è sempre (o quasi) di sei corde di metallo rivestite. Il finale è sempre (o quasi) morbido e sospeso per lasciare l’anima rock là dove si trova e dove ricomincia il canto di un cantautore.

Vino da abbinare: Bolgheri Rosso DOC – Le Macchiole 2008
L’olfatto è la prima cosa. Sicuramente fresco e reattivo. Protagonista indiscusso è il merlot. Le sensazioni balsamiche portano con esse  idee di frutto, ma anche più dolci, speziate e forti. Hotel Balima offre spesso un vino così, per togliere di dosso polvere e qualche soddisfazione.

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Le Anime sotto il cappello di Paolo Tocco

Paolo Tocco

Ci sono respiri cadenzati che tra una pausa e l’altra spostano note in un ordine ben preciso, quasi costruissero legami indissolubili in un apparente stato di grazia. Se c’è un modo per passeggiare tra le anime è sempre meglio farlo sotto il cappello per proteggersi dalla durezza plasmabile della vita e soprattutto per accorgersi, d’un tratto, di vivere tutti sotto lo stesso tetto. Appare così al cospetto dei timpani il disco di Paolo Tocco, giovane artigiano delle parole, cantautore dotato di sei corde, un cappello e Mercanti e Fanti e Regine. Pedine consapevoli – a volte – di magia, illusione, saggezza e verità.

Paolo Tocco trascina in una calda serata d’estate ad ascoltare dolci nenie, Per vivere per Respirare. Accompagna tra sentori e ricordi di cose semplici, piccoli origami vissuti e risidegnati in note e musica e carta filigrana. Le melodie si arricchiscono di suoni dei campi, quando l’armonica raccoglie i musicisti in un sincero abbraccio. Il contorno è tutto sax e chitarra e un saluto di violoncello raccontato qua e là tra le dieci storie. Storie fatte di sogni e di grano, di fratelli adorati come semi per un gioco essenziale.

E tra un assaggio e un altro ci leggi un De Gregori d’annata e forse un Bennato vestito di nuovi colori. Si scivola lungo un sentiero di magia. Paolo Tocco fa le carte, fa un prestigio e addolcisce anche un momento triste e malinconico in quella “Finestra Chiusa”. Per noi “Lo Sposo e la sua Spiga di Grano” è l’assioma cartesiano e presto, tra un abbraccio di sax e chitarra, scopriremo chi è scomparso stanotte dal circo alle tre… Dal cappello, matite per disegnare come bacchette magiche perchè l’illusione abbia un inizio e una fine e un nuovo inizio. Così procediamo fino alla “Nenia dei Piccoli Pensieri“, ultimo tocco di Paolo, in questo disco, ultimo assaggio d’autore che più lo ascolti più acquista valore e sentimento.

Vino da Abbinare: Uve Sangiovese, Montepulciano, Sagrantino: è  una bottiglia di Umbria IGT – Paolo Bea, San Valentino 2006. E’ il naso la prima sorpresa, complesso e odoroso ti culla in modo dolce e soave. Ma è il vigore che allo stesso tempo gioca le sue carte su una serie di toni dolci e a volte più austeri. In bocca è vivo, polposo, c’è la terra come nelle canzoni di Paolo Tocco.

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Perchè musica e vino

Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

Galleria

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  • alessandro: Complimenti, abbinare un vino a una musica, non e' da tutti, non ci avevo proprio mai pensato. ...
  • marta venice: bellissima recencensione!!! l'ho letta tutto d'un fiato seguendo i disegni che la musica che pa...
  • Francesca: l'ho ascoltato. i miei complimenti vanno ai musicisti, che hanno saputo regalarmi delle atmosf...
  • fred: una recensione che pare una degustazione. trovato per caso zibba tramite un mio amico da vino,...

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