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Davide Tosches: dove l’erba è alta

January 14, 2011 In vino veritas, Musicologia, nuove proposte Nessun Commento
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Crepuscolare, senz’altro. Il vento, e le foglie sono al cospetto della musica di Davide Tosches e seguono quel movimento di serenità che conduce al disio. Se volessimo osare potremmo consigliare “Dove l’erba è alta” agli amanti della musica ambient, o ai cultori di quella new age d’autore che sa mescolare con precisione i suoni e gli echi della natura alla forza espressiva della voce e degli strumenti. Le ombre calano nella notte come figure maestose e ricoprono lo spazio per dare voce alla musica, ai suoni. Battenti a scandire il passo dell’acqua, tamburi, ritmi desolati che ritornano come un dolce sentire. Unico consiglio: lasciarsi cullare dalla musica di Davide, non fare alcuna resistenza, abbandonarsi alle ripetitività accomodanti, ripercussioni della penombra che suscita pensieri leggeri.

Aprire uno scorcio sulla musicalità è facile, basta portarsi una chitarra nei campi, nei boschi, dove i fili d’erba fanno da archetto per le note alte e quelle basse, dove “Nell’aria” le corde e le pelli dei tamburi vibrano e trasportano sonorità. Nessun compromesso con questo disco, l’ascolto è lo stesso dall’inizio fino all’imbrunire e il tempo è dato dal pulsare costante nei luoghi dove l’autore vive e trascorre gran parte del suo tempo. E il canto della natura che ci segue sempre…

Torna l’erba anche in quegli sprazzi cittadini raccontati con distacco, quasi a lasciarsi dietro i trascorsi metropolitani. Davide è così, prendere o lasciare. Farsi trasportare dalla voce delle stelle o spegnere tutto per accorgersi che quasi quasi quel silenzio richiama proprio la sua musica: “dove l’erba è alta”. Da sottoporre ai timpani sono senza dubbio “Il sentire” e “Deserto”. Da sottoporre all’anima tutto il disco gira a solcare le tracce come fa l’aratro nei campi.

Vino da abbinare: Un Pinot Nero, certamente. Suggeriamo un Alto Adige Pinot Nero DOC Castelfeder 2008. Una trama olfattiva degna di nota, gradevole. Aromi quelli tipici. C’è il cacao, il caffè e la mora. In bocca la caratteristica che rimane impressa è una grande bevibilità, che porta immediatamente a cercare il secondo bicchiere. Per risvegliarsi dal sogno e accorgersi che arriva mesto in compagnia di amici o anche di se stessi.

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Il nome, “musicenology”, una crasi, una commistione di idee e percezioni, di rivoli di note ritmate dai profumi del vino, come fraseggi sul pentagramma.

Le emozioni che nascono da un “bicchiere” musicale inebriano l’anima,

Le emozioni che nascono da un “ascolto” di-vino intonano pensieri.

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