Francesco Spaggiari: benvenuti all’Hotel Balima
Quando il rock arriva da dentro, dall’anima, e non profonde dai suoni, dagli strumenti suonati ma dal graffio della voce, dal fusto di un albero fatto chitarra acustica, in quell’istante qualunque nota soggiace e raccoglie il peso delle parole. Ascoltiamo il disco di Francesco Spaggiari, seguendo questi elementi, strumenti da maniscalco sottili e precisi, per entrare, senza far rumore, nella sua musica. Artista che canta momenti e sensazioni, abbraccia le sonorità venose e stratificate utili per dare senso e vigore alla musica. E fu così che le sei corde lo accompagnarono lungo le strade per raccontare di un cane e del suo padrone fino a momenti più intimi dove a ventaglio si aprono fresche passeggiate che risalgono al “Settembre, 1996″. Ricordi di donna, immancabili momenti per ogni artista di senso.
E suona bene quello strumento, tra il folk-rock e la canzone d’autore con tutte le sue variazioni e contraddizioni. Note alte e fruscii silenti che accompagnano e guardano avanti. L’ascolto è ripetuto perché il messaggio è più d’uno e ben nascosto tra una croma e una biscroma. Noi che amiamo sonnecchiare tra una frase e l’altra per cercare qualcosa di più, raccontiamo del movimento cinematografico di brani come “Prima le donne e i bambini” tappeto di bassi, scivolosa bevuta di blues. Parliamo sottovoce per descrivere la leggerezza e la dolcezza in “Coriandoli alla polvere” per un attimo che ci dona la vita. Ci piacciono i crescendo musicali così come la musicalità delle parole intrecciate con le note, mentre la poesia resta nell’ultimo brano, “La cura e l’occasione”, quasi fosse un feticcio a protezione dalla routine. L’ispirazione a volte arriva dall’arte pittorica in quella cascata di colori di Rothko, quasi non fosse una canzone ma una colonna sonora che segue il gesto dell’artista, così, a bocca aperta. La dedica è sentita e si sente. L’energia c’è e penetra anche senza distorcere gli accordi e quella tromba che sa di rancio, sombreri e polvere da mangiare; perchè si può suonare in battere e in levare.
Francesco invita tutti nel suo “Hotel Balima”, ambiente caldo, raccolto a volte pieno di gente. E l’attacco è sempre (o quasi) di sei corde di metallo rivestite. Il finale è sempre (o quasi) morbido e sospeso per lasciare l’anima rock là dove si trova e dove ricomincia il canto di un cantautore.
Vino da abbinare: Bolgheri Rosso DOC – Le Macchiole 2008
L’olfatto è la prima cosa. Sicuramente fresco e reattivo. Protagonista indiscusso è il merlot. Le sensazioni balsamiche portano con esse idee di frutto, ma anche più dolci, speziate e forti. Hotel Balima offre spesso un vino così, per togliere di dosso polvere e qualche soddisfazione.

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