Foreste, radure e legni armonici di Simone Agostini
Prendi il disco di Simone Agostini, metti da parte per un attimo il medium telematico. Accendi il lettore CD e inserisci. Take a breath, ascolta, respira ancora, chiudi gli occhi. E’ giunto il momento di scendere tra i fili d’erba, sentire il ruminìo del mondo nascosto, silenzioso e pacioso di “Green”. Album fresco di conio, momento surreale, legni di sei corde intrecciati con tavole armoniche di tasti bianchi e neri, lamine di ottone per un’armonica e qualche assaggio di fibre naturali di viola medievale.
Il biglietto è oneway ma l’esperienza si può ripetere più volte. Il fingerpicking è tecnica viscerale, sopraffina, ricercata, le proposte, dunque, variegate. Si passa per l’autostrada dei parchi (A25), si ripercuote il suono lungo la cassa armonica e ci si accosta sul ciglio. Si scende in profondità, tra cortigiane e briganti, tra uomini d’onore e momenti medievali per una dedica a quel “Brigante se more” di Bennato fratello. Green rappresenta anche un momento per riportare tutto al passato e raccontare la propria infanzia. Pause lunghe, armonici, gli arpeggi che scivolano via come acqua sulle rocce levigate di un ruscello.
C’è la gioia nel suonarla, c’è la malinconia del ricordo; quel sorriso leggero stampato sulla faccia. Muoversi al brano successivo significa recarsi al cinema, ascoltare e seguire con gli occhi due attori. Due amanti per un perduto abbraccio (Dialogues). C’è il canto alla luna, musa ispiratrice di trovatori e trovieri, spesso raffigurati con uno strumento musicale a corde. Così Simone Agostini percorre prati sterminati, radure, colline erbose e cielo, quello, spesso blu cobalto.
Si immedesima nelle sue storie, fino a diventare gnomo nella foresta. E qualcuno spergiura di averlo sentito sussurrare assieme alla sua chitarra. Arrivati al villaggio, il brulichio instancabile si ode fin dalle prime note. La foresta è impegnativa e le creature che la popolano lasciano spazio alla fantasia più sfrenata. Per fortuna la tempesta è passata e la rugiada apre le porte alla primavera (Waiting for May) tutto tace, ma gli armonici, e il picchio suona sempre la cassa per dare tempo e ritmo alle storie.
Quando meno te lo aspetti giunge sereno quel ponte che lega suono e melodie, orecchio e occhi, gusto, lingua, tatto, mani (The Bridge of sound). Abbiamo ascoltato così come il lettore ci ha proposto i brani. Rimescolando si ottiene una ricetta differente ma la stessa pasta. Respiro, occhi chiusi e via…
Noi ringraziamo Simone che ringrazia Michael Hedges e la storia va avanti così.
Vino da Abbinare: Un Gewürztraminer esattezza e precisione un Alto Adige Gewürztraminer DOC – Hofstätter, Kolbenhof 2007. Perchè guardato di traverso ricorda quel verde dei prati. E poi c’è una certa eleganza, dei profumi. Rimane succoso al centro; quasi fosse fatto dagli gnomi operosi di Simone.

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