Zibba, crimini efferati d’amor cortese e carnale
Lo sciabordio dell’amore che scuote le carni, fa vibrare i sensi. Zibba è la brace nel camino che racconta storie in musica con lingue infuocate. E’ il suono ruvido del setaccio che spulcia oro e pietre preziose facendo spazio tra fango e amenità. E morde, e mastica, e rumina, poi sputa nel suo calderone fumante un disco da brividi.
Un gorgoglio di sapori, suoni ben messi, impilati uno dietro l’altro, passano in rassegna racconti e melodie, frastuoni e gelosie di generi. Scrive di musica e canta la musica che scrive, Zibba, rigurgitando intrecci e richiami d’ogni sorta. Un disco, quindici percorsi, un denominatore comune: si ama, e ci sono molteplici visioni di Eros. Il Dottor Jekill dell’amore si nutre di “donne a metà” in una polka, ska, reggae, tanto per imbustare tutto e spillare con etichetta. Se vogliamo, riapriamo il pacchetto e lasciamo decantare: Voce profonda, violini, chitarre, fiati a piacere e un bicchiere di rosso rubino.
La bellezza sta nel recuperare ogni quattro quarti (e qualche variazione), fraseggi di note viste scivolare in musica e sentirle in questo disco come se fossero sempre state sue. Gli intermezzi di voci fanno da cuscino, allertano l’ascoltatore di brani caduti, per caso, ma che invece ci stanno dentro come pane e salame. C’è la controtendenza che spazza via droga sesso e “Rockenroll” in un colpo solo. E fa girare un po’ la testa mentre scrivi(amo). C’è il solo di chitarra progressivo, che anticipa lo swing, Un atomo porta sinapsi a livello di Paolo Conte.
Ci sono i cessi, le troie; in fondo quante se ne vedono che non ci si fa più caso. Zibba percuote chitarra e situazioni, vissuto personale e qualche cliché. Ma ora che tutto è casa sua, una risata porta al brano successivo. E i momenti di malinconia, quella buona e pulita, raccontano la notte, la vita di tutti, i sogni di molti. Mangiafuoco, burattinaio della sua anima. E lo raccontiamo sparso, senza seguire l’ordine del disco, perché non sentiamo il bisogno di passare da un punto A ad un punto B.
Il momento per sussurrare della propria famiglia è un fragile e sereno intreccio di sei corde e quattro corde di budello che risuona di terre irlandesi (chissà perché). Se ne volete sapere ancora, Zibba fonde il tutto con fisarmoniche, chitarre blues, musiche che sanno di steppa, quella russa, di jazz che i suoi musici sanno fare bene e con garbo. Ogni brano emana un suo personale profumo, ma il marchio, stampato a caldo sulla pelle (di maiale) bruciata, è quello di Zibba, è suo e nessuno glielo toglie.
E quando meno te lo aspetti, Zibba chiede scusa, perché ci sono momenti per non stare bene. Ci sono momenti per vivere la notte, scendere a “Dauntaun”, con il basso di Pippo Matino, e i mille personaggi che vivono, brulicano in armonia stantia come vetrine ritoccate. Qualcosa ancora la possiamo dire. Anzi scrivere con i piedi, feticismo di Zibba. E la voce scende ancora sotto, più profonda e vorace. Qualcuno ci vede risuonare filamenti di Capossela, noi stendiamo il verdetto indissolubile: Questa è la “Cura per il freddo” di Zibba. Consumare ogni giorno, senza prescrizione medica. Scalda, mantiene e rigenera. Punto. E noi siamo uno dei fumetti scarabocchiati sul libretto, siamo la primavera che spunta fuori dall’ultimo brano, e siamo citazioni cinematografiche a profusione.
Vino da Abbinare: Asprinio d’Aversa DOC – Grotta del Sole, Vigneti ad Alberata 2006. Perché? La vite di Alberata Aversana si chiama così perchè arriva sino al cielo e si appoggia sugli alberi. Ma l’abbinamento è per la pulizia stilistica. Secco e ruvido, si accosta alla voce calda e profonda di Zibba. La buccia di limone arriva alla fine e sembra di aver trovato dove vanno a riposare le api.

Adoro Zibbaaaaaaaaaa!!!!!!!
una recensione che pare una degustazione.
trovato per caso zibba tramite un mio amico da vino, discussioni e letto, sento un paio di brani sul web e provo a cercare notizie, che ovviamente trovo.
una recensione che pare una degustazione di piatti caserecci e genuini, di cene accompagnate da vini forti piemontesi delle colline… si certo zibba é ligure, ma d’altronde la bagna caoda piatto tipico piemontese si fa con le acciughe, olio e aglio…
Ascoltero’ questo disco, spesso, solo e in compagnia, condividendone il sapore.
Il vino di accompagnamento sarà del freisa della mia vigna… forte rosso e cupo, subito secco ma che ti lascia un momento di mandorla …dopo.