Super gruppo Mike Stern
Non capita tutti i giorni di ascoltare un gruppo così compatto e affiatato. Addomesticare le note sembra cosa facile per Mike Stern, Richard Bona, Dave Weckl e Bob Malach e non ci si può certo aspettare il contrario da musicisti di questo calibro. Ma andiamo con ordine. Mike Stern alla chitarra elettrica. Suono morbido, pastoso, quasi flautato, un attacco liquido, sonorità impeccabili per un artista che si è formato nell’ambiente Jazz di Wes Montgomery e Jim Hall. Poi Miles Davis, la parentesi rock con il super gruppo dei “Blood Sweat & Tears”, poi ancora il sassofono che tutti conoscono di David Sanborn.
Ma quando un simile talento è affiancato da due musicisti di altrettanta fattura, la miscela che ne deriva è a dir poco esplosiva! La batteria è cosa di Dave Weckl sin dai tempi di “Like a Virgin” il super singolo di successo di Madonna. Sembra poca cosa, ma questo virtuoso della batteria percorre strade inimmaginabili e affianca la Band di Michel Camilo – per la verità il gruppo di allora erano i French Toast – poi George Benson, Paul Simon, Chick Corea… devo continuare?
Al centro delle note tonde e grosse c’è Richard Bona. Un basso, il suo, carico ed intenso. Polistrumentista e produttore, cantante e raffinato session man. Si parte da questo punto per un concerto che ha fatto sorridere a lungo. Si, il pubblico ha lasciato la sala con un sorriso stampato sul volto, sintomo esaustivo di una serata che ha stimolato sinapsi e serotonina. Si apre con un brano di recente fabbricazione. Dalla fucina di Mike Stern prorompe il funky sfumato post-bop di “Tumble Home”. E tutti i gatti scappano fuori! Un passo indietro nel tempo ci riporta al 2003 quando Stern scriveva “Chatter”. Ora campeggiano ritmi agitati e mescolati; dissonanze e il solito grande suono a metà strada con la fusion. Il Sax taglia le note dolenti. Bona lo segue, spesso doppia i fraseggi di Stern rendendoli più dolci. Tanto virtuosismo potrebbe far storcere il naso, ma nessuno dei musicisti sul palco della Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma, si parla addosso. Anzi. Stern si diverte, ammicca ai fotografi e sorride al pubblico. “Big Neighborhood” è il brano che sul disco suona assieme al chitarrista e virtuoso Steve Vai.
La seconda “ascia” sul palco non c’è ma i vocalizzi di Bona sono un prezioso accostamento. Poche note cantante e tanto lirismo. Sempre dall’ultimo lavoro collaborativo, “Big Neighborhood”, Stern estrae “That’s all is it” e ora la chitarra, parla, racconta, stride. Dietro le quinte c’è sempre Dave Weckl, non gli sfugge nulla e raddoppia i ritmi, scalda le spazzole e scivola lungo le pelli dei tamburi come l’acqua di un ruscello sulle pietre levigate. Il Sax di Bob Malach prorompe nei momenti salienti. Il finale è sotto il palco, a ballare… strano per un concerto jazz, vero?
Vino da abbinare: ci vuole un Cortona Syrah DOC – Stefano Amerighi 2007, un vino artigianale per assaporare la musica di Mike Stern. Un vino che nel palato apre mille strade. Da un lato potente, dall’altro fresco. Un vino che si fa attendere e che ritorna più volte con sentori differenti.
Fotografia: Federico Ugolini

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